Logan – The Wolverine

25 03 2017

logan_ver5_xlgIl mondo cinematografico sta piano piano cambiando: i registi sono sempre più esigenti e vogliono portare sul grande schermo tutto ciò che la loro mente produce. Ma lo vogliono fare nel migliore dei modi senza che il “trucco” si veda, deve essere tutto ben fatto e che risulti realistico agli occhi di chi guarda il film.

Ad avere questo grande compito è la Imaginate Engine, società di effetti digitali di Vancouver.

I due principali attori del film  Dafne Keen e Hugh Jackman, che interpretano rispettivamente Laura/X-23 e Logan sono trasportati nel mondo digitale, ricostruiti, dopo dettagliate scansioni , nei minimi particolari grazie alla computer grafica. In questa maniera ogni attore reale può essere sostituito dalla sua controfigura digitale per scene difficili da realizzare dal personaggio stesso. Ad esempio, questa tecnica è stata utile per permettere di girare scene di lotta e arti marziali alla controfigura di Dafne, alla quale hanno sostituito il volto dell’attrice. Nel caso dell’attore Jackman invece il suo volto è stato adattato al corpo di un attore per interpretare X-24, clone del suo personaggio Logan.

Alcuni esempi della controfigura in 3d nelle immagini sotto

La versione digitale del Dafne Keen [credito: Image Engine / 20th Century Fox]

Entrambi gli attori Keen e Jackman si sono reacati alla University of Southern California Institute for Creative Technologies per le sopracitate scansioni dei loro volti. Con dei sensori posizionati in punti specifici dei loro visi, entrambi gli attori hanno assunto delle espressioni diverse: in questo modo i sensori hanno trasferito i movimenti mimici direttamente al computer, utili per ricostruire il volto in digitale. Così facendo, i volti creati grazie alla computer grafica sono stati sincronizzati e sostituiti alle teste degli attori

Nell’immagine riportata sotto, infatti, si può notare nella parte superiore la controfigura che recita sul set la scena in machina e nella parte inferiore il corpo della controfigura con la testa digitale di Jackman. In questo modo è stato possibile avere in una stessa ripresa due Logan.

La controfigura stunt e una Jackman digitale [credito: Image Engine / 20th Century Fox]

Dafne Keen, che interpreta X-23, durante le riprese aveva 12 anni e per interpretare molte scene è stata coinvolta una controfigura allenata per realizzare delle parti atletiche. Anche per lei la controfigura ha recitato sul set alcune scene del film e in seguito, in post produzione, il volto della ragazza è stata sotituito dal viso digitale di Dafne stessa, curando bene la sincronizzazione dei movimenti.

Nella foto sotto riportata, nella parte superiore si nota la scena girata dalla controfigura e nella parte inferiore è stata applicata, in post-produzione, la testa digitale di Dafne alla controfigura, con dei risultati eccellenti

Una controfigura e digitale Keen [credito: Image Engine / 20th Century Fox]

Anche le riprese live action sono state realizzate in maniera particolare. Infatti, gli attori avevano sui loro volti dei puntini, questi punti di riferimento servono a sincronizzare al meglio la testa della controfigura e la testa digitale creata ad arte al computer.

E’ interessante sapere che per realizzare il suo volto digitale, l’attore Jackman si è dovuto rasare la sua caratteristica barba, questo per avere tutti i dettagli del volto, come pori, rughe e i lineamenti del mento, collo o bocca, che sarebbero coperti altrimenti dalla barba stessa.

Il fattore luce è importante, perchè la luce ambientale della location reale in cui controfigure e attori si sono mossi, deve assolutamente corrispondere con la luce che colpisce il volto digitale, per rendere il tutto omogeneo e realistico.

Ogni frame del film è stato analizzato sotto questo aspetto: per ogni cambio di inquadratura o movimento della testa, la luce è stata ritoccata e controllata.

Dopo queste fondamentali premesse, analizziamo ora nel dettaglio alcune scene del film.

La prima scema ad essere analizzata è quella in cui Logan viene tenuto prigioniero in un pozzo a Nagasaki: nel film viene ricostruita in digitale un’esplosione nucleare.

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La Rising Sun Pictures è partita da una fotografia di una vera base militare per poi poter studiare le nubi di fumo che escono dai vulcani e i funghi generati dalle vere esplosioni delle bombe nucleari, in questo modo si è potuta realizzare in digitale, un’esplosione  il più fedele possibile alla realtà.

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Colpo finale.

Questa scena è stata girata nel sud di Sidney, nella quale è stata ricostruita una finta zona militare come quella di Nagasaki. Per non far vedere sullo sfondo la città australiana, in post produzione è stata coperta con fumo, detriti ed esplosioni.

Inoltre, sul set sono state fatte delle scannerizzazioni dell’ambiente con il LIDAR, che permette di rilevare le distanze di oggetti ed edifici con un raggio laser e questi dati sono stati poi passati in post produzione per la realizzazione di un video ibrido, in cui le scene reali si mischiano con le scene realizzate in 3D.

Un’altra scena che ha richiesto importanti ritocchi digitali è quella in cui Logan salta in un pozzo dopo aver salvato un soldato giapponese.

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piatto finale.

Hugh è stato imbragato a una struttura con fili per essere alzato e simulare così un lungo e alto salto. Dietro di lui, è stato posizionato un pannello blu, chiamato blu screen, il quale ha permesso di far riconoscere al programma di computer grafica il colore blu e sostituire a questo gli effetti speciali. In post produzione, al posto del panorama di Sidney sullo sfondo e della struttura blu, è stato ricostruito il campo militare giapponese e l’esplosione.

Altra scena del film ricostruita in computer grafica è quella in cui Logan incontra un orso.

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L’orso è stato ricostruito in digitale col programma Maya e con un secondo software è stato ricostruito il pelo, pelle e muscolatura.

La Make-Up Group Effects ha ricostruito un orso a dimensioni reali che è stato utilizzato per realizzare la scena in cui l’orso viene viene ucciso da una freccia avvelenata. Il movimento del muso e delle zampe sono state controllate in remoto per avere maggiore realismo.

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L'orso sul posto.

La costruzione dell’orso è iniziata dal pelo, che è stato tagliato e modellato, successivamente sono stati realizzati con l’argilla la testa e le zampe, mente per i denti sono stati adoperati appositi stampi. Gli occhi poi sono stati creati in resina, sempre grazie a degli stampi, e in seguito sono stati colorati a mano.

Un’ulteriore scena del film che non può essere dimenticata è quella in cui Logan si ritrova a combattere sul tetto di  un treno in corsa. Per realizzare questa scena è stato ricostruito solo il tetto del treno e posizionato in una camera con le pareti verdi: stiamo parlando del green screen, il quale ha permesso in post produzione al computer di riconosce il verde di queste pareti e di sostituirlo allo sfondo creato in digitale

Per dare maggiore realismo alla scena, gli attori hanno recitato con delle potenti ventole contro, per fare in modo che i vestiti degli attori e i loro capelli si muovessero dando l’effetto della corsa del treno. Per avere il paesaggio realistico sono state posizionate ulteriormente su un furgone delle telecamere in alta risoluzione, come il sistema usato da google street view. Il furgone ha percorso l’autostrada accanto ai binari alla velocità di 60 km/h: successivamente quelle immagini sono state montate con le scene di combattimento girate nella camera col green screen.

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Parte fondamentale e difficile di questa scena, è stata quella di inserire le case, macchine e tutta l’ambientazione cittadina in movimento. Coordinare, quindi, le scene girate dagli attori con il movimento delle riprese girate vicino a Tokyo sull’autostrada. Ben curato è anche il movimento dell’inquadratura e della telecamera, che rende bene l’idea il senso di velocità.

Anche l’interno del treno è stato ricostruito completamente: ovviamente parte della carrozza del treno è stata sezionata per permettere di entrare con le telecamere e agevolare le riprese muovendosi liberamente all’interno del mezzo.

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In un’altra scena un coleottero viene impiantanto nel corpo di Logan, l’insetto è stato ricostruito in digitale tramite il programma 3d Studio Max e poi rimodellato e colorato in Maya

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Nel film Jackman ha tenuto in mano un piccolo oggetto simbolico per avere un punto di riferimento per la recitazione e successivamente esso è stato sostituito in post produzione con il coleottero in 3d.

Nella scena, invece, in cui Logan combatte  contro Shingen, quest’ultimo aveva in mano solo l’elsa della spada, mentre la lama della stessa è stata ricostruita in digitale. Jackman invece ha girato la scena della lotta con diversi tipi di artigli: di plastica, di gomma, chele di metallo e, infine, piccoli mozziconi lunghi qualche centimetro.Dopo le riprese è stata ricostruita ogni parte metallica della spada e degli artigli con il programma Maya, poi è stato creato e applicato l’effetto metallico. Per ultimo sono state gestite le luci, anche queste in computer grafica.

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Fantastica la scena in cui Logan combatte in mezzo alla neve.

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Il set è stato ricostruito nel Sydney Olympic Park. Le riprese sono state fatte in piena notte e d’estate, mentre le immagini ritraggono il villaggio sotto la neve.

Sono state fatte delle scansioni ambientali con laser per avere i giusti riferimenti e per inserire montagne sullo sfondo e altra neve nella scena.

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Infine, in un’altra scena Logan combatte anche contro un samurai di argento. Questo è stato prima creato con stampante 3D, successivamente è stato ridisegnato e animato in digitale, ma il primo modello era troppo grosso per muoversi e compiere mosse delle arti marziali. Per questo motivo è stato modificato con un secondo modello che permettesse questi tipi di movimenti.

Un attore è stato vestito con una tuta e dei sensori di movimento che hanno registrato qualsiasi sua azione che è stata trasferita poi subito al computer. Su questi movimenti è stato ricostruito il samurai di argento completamente in 3D: si tratta della tecnica chiamata Motion Capture.

L’effetto metallico è il risultato di numerosi studi sulla lucentezza dei metalli e per ricreare l’effetto giusto, quello voluto dal regista, sono state aggiunte molte imperfezioni per rendere l’armatura ancora più realistica e non legata troppo alla visione digitale.

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Colpo finale.





The Wolf of Wall Street

29 01 2014

wolf-of-wall-street-poster2-610x903Rob Legato ha una ricca storia di collaborazione con il regista Martin Scorsese. Ha lavorato sia come supervisore degli effetti visivi e regista della seconda unità di Scorsese The Aviator, The Departed, Shutter Island, Hugo (per il quale ha vinto un Oscar) e ora The Wolf of Wall Street. Insieme al produttore degli effetti visivi Mark Russell, Legato ha curato più di 400 scatti per il film, si concentra sulla vita e tempi di New York del broker Jordan Belfort (interpretato da Leonardo DiCaprio).

Il Direttore della Fotografia Rodrigo Prieto ha scelto di girare The Wolf of Wall Street in maniera ibrida con pellicola e in digitale usando la ARRI ALEXA.  Nel suo ruolo di regista della seconda unità, Legato ha anche girato con la ALEXA, così come l’allora prototipo Canon C500 per riprese aeree di una scena in cui ci si avvicina ad una festa in spiaggia negli Hamptons. Dopo un inconveniente minore con il primo tentativo, in cui non era stato registrato un immagine a 4K, le riprese UAV si sono rivelate un grande successo. “E ‘un grande dispositivo”, spiega Legato, “e una volta che è collegato con la fotocamera Canon 4K, si potrebbe registrare qualsiasi roba, le possibilità sono straordinarie e si possono avere alcuni scatti davvero unici e contribuire a raccontare la storia in un modo davvero unico. ”

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Per le scene di Belfort e il suo entourage a bordo di un lussuoso yacht ormeggiato in un porto italiano, la produzione ha girato in un teatro di posa a Kaufman Astoria Studios. La barca richiesta nel film non esiste come una vera nave e così è stata costruita al Computer. Gli attori hanno girato su un set-barca circondata da greenscreen e con un’illuminazione per replicare il giorno curata in ogni particolare, grazie all’aiuto di riflettori di diverse potenze, pannelli per rendere la luce più morbida o pannelli scuri per diminuire la luce là dove lo richiedeva l’esposimetro.

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Belfort prende il suo yacht nel Mediterraneo, nel mezzo di una tempesta, che richiede una grande operazione di salvataggio, prima che la barca affondi. Scene di azione diretta sono stati catturate nel parcheggio di Steiner Studios a Brooklyn. Legato prevedeva la sequenza in forma previs allo Stadio Virtuale della Universal con tecniche di cinematografia virtuale che aveva aperto la strada a The Aviator, e che era stata poi utilizzata da James Cameron per Avatar. “La fase virtuale prima ripresa sul set ricostruito, poi tagliata e montata con Marty”, osserva Legato. “Mi ha portato via molto tempo e ci sono voluti molti giorni prima di trovare la giusta sequenza “.

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Sotto la supervisione di Joe Farrell , sono state portate a termine le scene di tempesta e soccorso, grazie all’aiuto del motion capture e al sistema di simulazione. La nave è stata studiata anche tramite modellino per ricreare la scena il piu’ reale possibile, sono state ricreate anche onde alte e mare mosso.

Legato racconta di aver fatto parte di quella scena: “C’era una scena del salvataggio in cui ho girato nel parcheggio New Deal su una gru di 80 metri alla quale io e l’elicottero parziale siamo stati agganciati. Poi Joe Farrell ha messo una serie di sfondi molto realistici. E io ero con la macchina fotografica in mano a riprendere la scena. È così che mi avrei voluto girare la scena ”

La scena in cui si vedono più persone giocare a tennis è stata ricostruita completamnete al computer. I campi da tennis, il parco attorno, gli edifici sono stati costruiti e posizionati sul set, successivamente sono state inserite i giocatori di tennis o le persone che passeggiano in un secondo momento. Ogni persona è stata ripresa prima in una stanza con green screan e poi scontornata e riposizionata sul set virtuale.

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Nella stessa maniera è stata ricostruita la scena in cui si vede una villa e con molte persone che stanno dando vita ad una festa. Dopo delle riprese aeree su una spiaggia sono stati tolti gli alberi dietro la villa e sono state ricostruite le abitazioni adiacenti.

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Altra scena curiosa che è stata girata con la stessa tecnica è la passeggiata di un leone all’interno di un ufficio mentre i dipendenti stanno lavorando alle loro scrivanie. Sul set originario l’ufficio era vuoto e il leone è stato legato al “guinzaglio” e tenuto da un addetto dietro l’animale tenendo la corda in vista per farla cancellare in maniera facile in post produzione. I dipendenti sono stati aggiunti dopo anche essi in post produzione

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I PUFFI 2

10 10 2013

i puffi  Il regista Raja Cosnell con il secondo film de “I puffi” ha eliminato molti dei problemi riscontrati nel primo episodio. Infatti le problematiche incontrate nel primo film sono state già risolte durante il periodi di riprese. I problemi riguardavano la recitazione degli attori in ambienti finti e l’interazione di questi con personaggi inesistenti, ma ricostruiti virtualmente al computer in postproduzione.

Sono stati riscontrati problemi sull’ambientazione, come i Puffi si potessero muovere all’interno della location e come gli attori potessero parlare con loro, interagire con questi e dialogare guardandoli dritto negli occhi. L’allinemento degli occhi del personaggio virtuale con quelli dell’attore vero è stata una problematica nel film che non è stata sottovalutata, per non creare un risultato finto e poco credibile.

Le molte scene svolte a Parigi hanno aggiunto problemi rispetto al primo film, sono stati fatti servizi fotografici di Parigi, per poi avere dei riferimenti per una ricostruzione nel mondo virtuale della città o parte di essa. Gli effetti speciali sono stati affidati ad Hoover. Egli ha dovuto ricostruire e gestire oltre al villaggio dei Puffi, anche due nuovi personaggi inseriti nel film e la scena in cui una ruota panoramica vaga in città. Un suo obiettivo era quello di creare dei puffi il più realistici possibili. come se fossero degli esseri veramente viventi, con una loro respirazione, sentimenti ed emozioni;elementi che si sarebbero visti tramite le loro azioni, espressioni facciali e movimenti. Voleva far credere, quidi, a chi guardasse il film che i puffi esistessero veramente nel nostro mondo, che si potessero incontrare uscita dalla sala cinematografica. Il suo team però ha cercato nel miglioramento di tutti questi aspetti, di rimanere coerente comunque con il primo film uscito, che non si distaccasse troppo, facendolo apparire come un altro film a sè.

Il progetto è iniziato ad Ottobre 2011, e le riprese da Marzo 2012 a Luglio dello stesso anno. I lavori digitali sono iniziati a Maggio 2012 parallelamente alle riprese del film, riprendendo gli elementi virtuali del primo film e ricaricati per il secondo episodio. Hoover ha iniziato con un team di 8 animatori e 3 creatori. Questo team fino a marzo 2013 contava 100 persone. In produzione erano invece quasi 200 persone. I tempi erano comunque stretti e il lavoro di postproduzione è stato più breve di quattro settimane rispetto al primo film.

Imageworks ha gestito 850 scatti del film virtuale mentre il restante è stato creato dalla Hybride, che ha creato la scena della ruota panoramica. La NeoReal di Montreal ha fatto dei lavori con il programma Maya, come ad esempio il villaggio dei puffi ricostruito interamente in digitale. Questo è stato prima costruito secondo la sceneggiatura, poi sono stati verificati le incongruenze virtuali e a quel punto sono state fatte le dovute modifiche per renderlo migliore e realistico, per alcuni aspetti è stata cambiata la sceneggiatura direttamente.

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Un’altra sfida vinta è stata più creativa, cioè portare alla luce due nuovi personaggi. Questi non erano puffi, ma neanche umani, ma una via di mezzo. Il team di Hoover ha sperimentato con disegni i loro movimenti, espressioni, pelle e aspetti fisici, prima di arrivare ad una soluzione definitiva sempre coerente con la storia narrata. Il risultato finale è quello di un personaggio color grigio-caldo, per dare l’apparenza che sono vivi e respirano, con una camminata simile a degli zombie.

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Sono stati usati piccoli trucchi per far capire agli attori dove fossero stati posizionati i puffi virtuali nell’inquadratura, per fargli capire anche dove guardare nei dialoghi con questi. In primo luogo il team ha realizzato dei pupazzi realistici anche per quanto riguarda le dimensioni per far capire agli attori dove sarebbero stati posizionati. Per i dialoghi diretti tra attore e puffo è stato utilizzato un puntino rosso attaccato ad un filo che stava a simboleggiare l’occhio del personaggio virtuale, così facendo l’attore sapeva dove guardare durante il dialogo diretto con il puffo. Infatti il personaggio virtuale sarebbe stato poi posizionato esattamente con gli occhi al posto del puntino rosso.

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Importante è stao il lavoro fatto per il gatto. Sul set sono stati usati sei diversi gatti per farli muovere sul set tra gli attori in carne ed ossa. Anche se tutti e sei i gatti avevano pelo e struttura simile si notavano le differenze tra questi. infatti sono stati modificati in digitale, il pelo, i baffi il muso e il tipo di illuminazione per renderlo ancora piu’ realistico e non far capire a chi guardava il film che i gatti avevano differenze e che quello era un gatto virtuale. Infatti è stato fatto un grande lavoro sull’espressione del volto del gatto, sul realismo del pelo e il suo movimento.i puffi2

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GRAVITY

8 10 2013

Gravity è un film importante nella sfera della produzione virtuale. Qui viene riprodotto in maniera eccellente l’assenza di gravità e l’esperienza di galleggiamento nello spazio. Alfonso Cuaron, che ricopre nel film i ruoli di regista, sceneggiatore e produttore, ha trascorso cinque anni per capire come realizzare il film, come renderlo possibile e realistico. Lavorando con il direttore della fotografia Lubezki e il direttore degli effetti speciali Webber, ha deciso di realizzarlo in Computer Grafica, solo le capsule e la stazione spaziale sono stati ricostruiti in parte sul set, in cui gli attori recitano la loro parte.
Ci volevano però degli scenari e ambientazioni di alta qualità e di massima precisione per rendere realistica ogni singola inquadratura e far credere che l’attore in carne e ossa fosse veramente nello spazio. Questo è stato anche possibile coordinando i movimenti degli attorie e dell’ambientazione che dovevano variare inseme in base all’inquadratura della telecamera. Infatti se la camera faceva una panoramica sull’attore da destra a sinistra l’ambientazione in digitale così ricostruita doveva muoversi di conseguenzada sinistra verso destra.

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Lubezki doveva disporre di attrezzatura specifica per integrare le scene girate con gli attori in carne ed ossa all’interno delle capsule realmente costruite e le ambientazioni disegnate al computer, rendendo i movimenti degli attori coordinati con quelli dello scenario dietro di essi.

Importante era anche il sistema di illuminazione, anche esso doveva essere ben studiato e dosato con la luce artificiale virtuale. La soluzione è stata trovata in un light box, un cubo di nove metri ad un’altezza di venti metri da terra con 196 pannelli costituiti da 4096 luci a led. Weber invece è stato convocato per farlo funzionare. Le camere sono state montate  su bracci e comandati lontano dal set e staccati dalle capsule che venivano fatti muovere in maniera indipendente dalle telecamerte stesse. Questo sistema di ripresa e illuminazione ha reso i lavori più flessibili, perchè era difficile ruotare intorno al personaggio che stava recitando e avere la giusta inquadratura e illuminazione.

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I due attori Bullock e Clooney sono stati  manipolati come marionette da 12 fili e bracci, i movimenti venivano seguito da persone specializzate per far compiere agli attori i giusti movimenti sul set. Dato che Bullock ha una grande paura di volare, non è stato possibile realizzare le scene a gravità zero su quegli aerei che effettuano della parabole aeree per poi precipitare per qualche secondo creano al loro interno un ambiente con assenza di gravità, anche perchè i costi si sarebbero alzati come anche i tempi di realizzazione, allora per alcune scene sono state realizzate delle vasche piene di acqua in cui gli attori nuotavano all’interno, in queste vasche erano immersi anche cineprese e cameramen.

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Inizialmente sono stati usati effetti grafici per simulare il galleggiamento, poi sono stati fermati i lavori e hanno provato altre strade per avere un risultato migliore. Avevano molti filmati di riferimento della NASA, questi sono stati studiati e analizzati, per capire la fisica che c’è dietro ai movimenti degli astronauti dentro e fuori le loro navi spaziali. I dettagli sono stati riprodotti quindi nel set, come ad esempio Bollock che fissa l’elettronica sul telescopio Hubble e i dettagli dei suoi guanti.

La pioggia di detriti è stata una sfida da realizzare, questa realizzata grazie al programma Maya. Oltre a simulare il movimento di ogni detrito bisognava creare il danno che fanno all’impatto con qualcosa rendendo quella scena realistica e drammatica. Altra difficoltà era il movimento di camera all’interno di questa scia di detriti. Tutto ciò doveva essere ben organizzato e coreografato, perchè ci sono campi lunghissimi, poi primi piani e poi movimenti di camere particolari. Macchina da ripresa e computer grafica dovevano viaggiare di pari passo ed essere ben coordinati tra loro.

Per il Rendering è stato utilizzato Arnold, ma sono stati creati moltissime pagine di codice in più, circa 71000 righe di codice per farlo funzionare e avere un risultato eccellente, anche perchè le superfici, di tute e la ricostruzione della terra ha richiesto tanto impegno, per la realizzazione e per la gestione della luce.

Sono state realizzate nel film 200000 stelle disposte in maniera reale nel cielo virtuale del film, ma questo non rendeva la scena realistica, allora sono state inserite altre 2 milioni di stelle. In questa maniera la rotazione completa della telecamera nel set virtuale avrebbe ripreso un cielo ben organizzato a livello “stellare”

Sono state fatte delle riprese anche a testa in giù, la navetta spaziale quindi è stata girate e gli attori hanno recitato al contrario, ma prima di girare queste scene ci sono voluti due mesi per organizzare il tutto.

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RUSH

4 10 2013

rushRush è un film diretto da Ron Howard, che ha voluto raccontare una vigenda drammatica e un momento cruciale degli anni’70. Una cosa da decidere con il supervisore agli effetti speciali Jody Johnson è quanta computer grafica e quanta realtà ci doveva essere nel film. E come spesso accade si è optato per un film ibrido, con scene reali aiutate da effetti digitali ben curati. Il lavoro è stato diviso tra gli studi di Londra e quelli di Singapore. Il lavoro più importante, delicato e difficile è quello riguardante gli ambienti in cui le scene si svolgono. Sono state ricostruite tutte le piste del mondo come Inghilterra, Germania e Giappone. Oltre alle piste però sono state create e gestite in digitale molte acrobazie con auto, guide pericolose e incidenti durante le gare. Dopo 5 gare realizzate in digitale, il cronometro del film segnava già 25 minuti. Queste scene hanno come detto all’inizio qualcosa di reale, infatti hanno realizzato dei modelli grezzi dei tracciati e anche di automobili.

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Così facendo, ricostruendo le ambientazioni reali della storia, le scene sono state girate in posti e piste tranquille, in cui è stato possibile gestire attori, team, macchine da ripresa e controfigure. Provando diverse inquadrature per avere un ottimo materiale in fase di montaggio. Sono state provate riprese dall’alto con elicotteri, telecamere montate su macchine o direttamente in pista.

Per avere un risultato che si avvicinasse il più possibile alla realtà sono stati esaminati in maniera accurata tutte le immagini di repertorio di quegli anni. Ci sono stati ricercatori addetti per la ricerca e archiviazione di materiale fotografico e audio-visivo dell’epoca. Sono stati ricostruiti ambienti in digitale che ormai non esistono più oppure sono in uno stato di degrado, con l’aiuto del direttore della fotografia Anthony Dod Mantle. Molte piste sono risultate troppo strette e tortuose per far girare il fim, con macchine e cineprese, ed è stato optato per la ricostruzione della gara e della pista un un altro tracciato.

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Per le scene di azione durante le corse sono state utilizzate le immagini di repertorio e ricostruite le scene in digitale con l’aiuto di modelli grezzi di macchine, per orientare gli attori e le riprese. Sono stati costruiti 8 macchine replica di quegli anni. Il direttore della fotografia ha optato per le riprese vibrate, con molti movimenti di camera, proprio perchè le scene di corsa sono molto frenetiche. Sono state usate per le riprese da terra diverse macchine da ripresa come la ARRI Alexas e la Canon EOS C300 per le riprese di incidenti e infine su ogni auto sono state montate delle Indie Cam GS2Ks

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Per creare tribune, brand, spettatori e asflati sono stati visionati filmati e foto dell’epoca e sono stati fatti delle foto sulle piste. Sono state montate due Canon 5D sopra una mini-van e fatto andare a 5 miglia all’ora durante le riprese. I fotogrammi così ottenuti sono stati poi elaborati da diversi softweare per avere texture di alta qualità.

Per la realizzazione delle tribune è stato comunque difficile dato che all’epoca gli spettatori erano molto vicini alle piste e ogni tracciato aveva tribune particolari. Sono state ricostruite quindi le tribune, sono stati posti alcune persone e con l’utilizzo di greenscrean sono state aggiunte persone e il resto delle tribune.

Molte scene si svolgono nella corsia dei box,  ricostruita per 100 metri e ripresa con telecamere da terra e quelle aeree.

Difficile è stata reaizzare e recuperare la macchina originale di Hunt la McLaren F1. Sono stati visitati musei di automobili e collezioni private per rintracciarla, studiarla e fotografarla, per poi riprodurla sul set e in digitale.

Gli studi sono stati fatti anche sulla guida particolare dei piloti che avevano per ogni tracciato.

Gli incidenti sono stati realizzati al computer in versione digitale e sono stati costruiti e modificati fotogramma per fotogramma per capire come si comportavano le macchine durante l’urto. molti elementi sono stati poi aggiunti per rendere le scene degli incidenti realistici, come la polvere, detriti dell’asfalto, pezzi di carrozzeria e fumo. Questa parte particolare del film è stato diretto da Supe Nathan Ortiz che ha riprodotto in versione digitale anche effetti atmosferici.
Per il famoso incidente, è stato visionato un filmato in 16mm realizzato da un ragazzino, grazie a questo filmato è stato possibile realizzare l’incidente, utilizzandolo come filmato guida per la ricostruzione in digitale.

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FAST AND FURIOUS 6

4 06 2013

Film uscito nel 2013, diretto dal regista Justin Lin. Egli ha diretto anche i tre precedenti films. Della sceneggiatura se ne è occupato Chris Morgan mentre la fotografia è stata curata da Stephen F. Windon.

In questo film sono presenti 1800 inquadrature con effetti speciali.

In questa sequenza viene ricostruito la caduta di un ponte, con detriti e anche una macchina. Si può notare come la scena è lenta rispetto alla scena montata e proiettata sul grande schermo. L’effetto di azione e velocità viene dato grazie al montaggio dinamico, inquadrature particolari con stacchi veloci e un aiuto viene dato dal rumore dei motori. Nel video si vedono delle telecamere montate su macchinine telecomandate per permettere inquadrature più realistiche e vicine alle macchine stesse,  coinvolgendo ancora di più chi guarda il film.

La scena che colpisce di più forse è quella che si svolge su una pista di atterraggio di un’aereoporto, un aereo inseguito da diverse macchine. Questa scena è stata girata su una pista di un aereoporto con esplosioni reali. L’aereo è stato ricostruito interamente al computer con effetti digitali, esisteva sul set solo una scocca che richiamava alcune parti dell’aereo per dare modo agli attori, regista e direttore della fotografia dove sarebbe stato ricostruito l’aereo in versione digitale, in questa maniera gli spazi reali sul set vengono ben definiti e organizzati. Le macchine che rimangono agganciate all’aereo tramite cavi vengono agganciati in realtà a gru montate su automobili. Questo dà l’effetto desiderato, una macchina che viene trascinata da qualcosa, quel qualcosa è stato ricostruito poi al pc, appunto tolto le automobili di sostegno con le gru e montato l’aereo in fiamme.

 

Robert Nagle ha guidato una macchina nel film. Racconta che in una scena che ha girato nelle isole Canarie, doveva guidare una macchina abbastanza potente lungo una strada stretta e senza protezioni, infatti c’era poco spazio tra la macchina e il bordo della strada, che si affacciava su un dirupo altrissimo. In quella scena, racconta il pilota, non aveva mai guidato quella macchina e su quel tragitto, la scena era veloce e pericolosa, ci voleva la massima attenzione. La scena riguardava l’inseguimento di due macchine, una guidata da Nagle e l’altra da Mark Higgins, un campione pilota di rally-car del mondo. Solo dopo aver girato la scena si è reso conto che era pericolosa quell’inseguimento dato che c’erano sul tracciato buche e detriti caduti dalla montagna stessa.

 

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ALICE IN WONDERLAND

8 03 2010

Il film è diretto da Tim Burton e segue i due libri Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie e Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò di Lewis Carroll.

Il produttore esecutivo è Peter M. Tobyansen, mentre le case di produzione sono Walt Disney Pictures, The Zanuck Company, Team Todd, Tim Burton Animation Co.

Di seguito scrivo in pillole le caratteristiche del film, è possibile che vengano aggiunte ulteriori curiosità o interventi riguardanti la realizzazione del film.

-Gli effetti speciali sono costati 180.000.000 euro, effetti speciali assegnati alla Sony Pictures ImageWorks e la post produzione è durata 2 anni.

– Per ricostruire l’ambientazione giusta del romanzo, sono stati costruiti dal nulla interi quartieri che risalgono all’età vittoriana, ma soprattutto sono stati disegnati e realizzati tutti i costumi dell’epoca

-A volte vengono usati metodi pratici e non effetti speciali come ad esempio in alcune scene, Alice è stata posizionata su rialzi di legno per apparire piu’ alta di tutti. Nella foto sotto si nota a destra alice che si trova sopra un rialzo appunto, mentre la regina appoggia i suoi piedi su un cuscino verde portato da una persona in tuta verde , questa sarà la scena della regina che appoggia i piedi sul maialino.

-Nella scena in cui Alice risulta essere alta 6 metri nel salone circolare in  realtà è stata ricreata una porzione della stanza in miniatura come sono state realizzati tutti gli oggetti in questa maniera.

Matt Lucas è stato scelto per interpretare Panco Pinco e Pinco Panco ma non poteva recitare la parte dei due personaggi insieme, perciò è stato chiamato Actor Ethan Cohen che ha interpretato l’altro personaggio, ma questo non appare mai, è stato usato solo come figura di riferimento a Matt che invece appare nella scena.

Crispin Glover interpreta Stayne, il Fante di Cuori, nel film, ma solo la sua testa appare sullo schermo. Tutto il corpo dell’attore è stato ricostruito in 3D, corpo alto 2 metri, ma anche il mantello e la benda sono stati costruiti in digitale. Sul set, Glover  ha indossato un vestito verde ed era sui trampoli per sembrare più alto. Il suo viso è stato truccato in maniera precisa per il ruolo.. Solo il suo volto è reale. Questo indossa una benda che è nera se fa azioni malvage, ma diventa rossa se si trova nelle vicinanze della regina. Crispin Glover, che ha trascorso moltissimo tempo sui trampoli durante la produzione, si è slogato una caviglia durante le riprese di una scena, dopo questo incidente la produzione ha assunto persone e messe in tuta verde nelle scene girate con lui, questi dovevano assisterlo in caso di una nuova caduta. Nelle foto sotto si vede bene l’attore sui trampoli e le persone in verde in ginocchio che lo assistono in caso di una caduta.

Helena Bonham Carter è rimasta sotto le mani esperte dei truccatori per 3 ore, questo ogni mattina. La costumista Colleen Atwood ha aggiunto un cuore rosso sulle suole delle scarpe della Regina Rossa, visibili solo quando la regina usa il suo maialino come appoggiapiedi.

Tim Burton voleva che i personaggi degli animali sembrassero reali e non dei cartoni animati.

Per creare Bianconiglio, gli animatori hanno passato una giornata in  un rifugio per conigli abbandonati, i digital artist così hanno potuto osservare questi animali e filmarli per riuscire a catturare i dettagli che sono stati poi riportati nel film.

Il regista ha scelto di girare il film in 2D e di convertirlo in un secondo momento in formato 3D. Egli è rimasto così tanto impressionato dal risultato ottenuto con la conversione in 3D di “The Nightmare Before Christmas”, da voler seguire un percorso simile per “Alice in Wonderland”.

Ralston e il suo team hanno realizzato complessivamente oltre 2.500 riprese di effetti speciali.

Per questo film sono state usate molte tecniche di animazione digitale: è stato usato il motion-capture, che ha dato la possibilità agli animatori di modellare i veri attori in postproduzione, come il Brucaliffo; alcuni attori, invece, come il Cappellaio Matto, non hanno interagito live con attori o elementi di scena reali, per rappresentare sul set i personaggi e oggetti in 3d, la produzione ha utilizzato figure di cartone, modelli a grandezza naturale oppure è ricorsa all’utilizzo di uomini vestiti di verde che hanno avuto la funzione di diventare veri e propri punti di riferimento a cui gli attori potevano rivolgersi durante la recitazione, ovviamente vestiti di verde per non apparire nella scena venendo “eliminati” in postproduzione con software particolri. Nelle foto di seguito possiamo notare i riferimenti che hanno aiutato gli attori a recitare nel “nulla”,  la regina rossa, nella prima foto, si rivolge ad una rana in cartone e nella seconda fotografia i due personaggi si affacciano da una balconata verde. Nella terza foto vi è la scena del Cappellaio Matto con il Fante intorno alla tavola e vi è una persona seduta a tavola con la tuta verde a fare da riferimento a Deep.

Per la creazione dei personaggi in digitale, la Imageworks è partita dai disegni dello storyboard creando poi una prima versione a bassa risoluzione del personaggio e inserendolo in un’ambientazione tutto in digitale. Dopo aver creato l’animazione, è stata composta una versione ad alta risoluzione del personaggio, verificata su un modello più dettagliato, “pit render

Quando gli animatori hanno studiato le fotografie di veri bruchi per realizzare il Brucaliffo, si sono resi conto che questi animali sono coperti di piccoli peli. Perciò Absolem il Brucaliffo è arricchito da una peluria completamente generata al computer.

Sono molti i set reali che sono stati costruiti per il Paese delle meraviglie. Infatti, solo tre versioni del Salone Circolare (dove Alice atterra dopo essere caduta nella tana del coniglio) e la prigione erano set reali. Tutto il resto è stato creato digitalmente.

Gli occhi del Cappellaio Matto sono stati leggermente allargati, fino a ingrandirli del 10-15% rispetto a quelli di Johnny Depp.

Quando gli animatori hanno cominciato a disegnare il Dodo, essi hanno prima svolto ricerche su Google, e poi hanno consultato il Museo di Storia Naturale di Londra.

Per far si che la testa della regina rossa venisse raddoppiata, in postproduzione, senza perdere la qualità del girato stesso, è stata utilizzata la Dalsa, una cinepresa speciale 4K ad altissima definizione e con una risoluzione di 4000 pixel. Anche la vita e l’attaccatura dei capelli sono stati modificati in digitale.

Allora a questo punto ci domandiamo quale è la novità introdotta in “Alice Nel Paese delle Meraviglie”: essa è l’uso della Disney Digital 3 D, tecnologia utilizzata anche per la versione rimasterizzata di The Night Before Christmas originariamente girato col metodo stop-motion (si fotografano manualmente modellini a tre dimensioni). Tale innovazione digitale, invece, rende tridimensionali le figure proiettate su schermi speciali e nelle intenzioni di Tim Burton vuole essere un valido strumento per rappresentare l’immaginario fantasy.

Disney Digital 3-D non va confuso con RealD o altri sistemi di proiezione 3-D, poiché è esclusivamente un metodo di produzione dei film, non di proiezione. I prodotti realizzati con questo sistema, infatti, possono essere proiettati con RealD, ExpanD, Master Image e Dolby 3D.

Lo sapevate che Tim Burton ha letto il libro a 10 anni ma non gli piacque :” In effetti Alice nel paese delle meraviglie non piace neanche a me. Trovo Alice troppo saccente e un po’ antipatica ma ho scoperto poi con gli anni che Lewis Carroll l’ha creata così apposta, per avere un punto di vista fermo e razionale nel pazzo mondo che lei visita”.